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Sebastião Salgado, le sue immagini bianco e nero tra esposizioni e collezionismo

Per Sebastião Salgado (Brasile, Aimorés, 1944), uno dei più grandi fotografi del mondo, circa metà del pianeta è rimasto esattamente come nel giorno della Genesi. Le sue immagini in bianco e nero dal respiro “biblico” hanno fatto il giro del mondo.

A 74 anni, dopo aver viaggiato in oltre 100 paesi realizzando reportage in cinque continenti, visitando luoghi talvolta inospitali, difficilmente raggiungibili, il fotografo guarda ancora al nostro pianeta con occhi colmi di meraviglia. Si è occupato degli Indios e dei contadini dell'America Latina, della carestia in Africa verso la metà degli anni ‘80. Ha documentato l'umanità in movimento e il lavoro disumano nelle miniere del Brasile in cui si estraeva l'oro, lavorando per anni con le più importanti agenzie fotografiche come Magnum Photos, Sigma e Gamma.

L'artista ha affermato che le sue fotografie, pur avendo una valenza estetica, non vanno intese come opere d'arte, perché, prima di tutto, sono immagini nate per informare, denunciare e documentare. Ma è proprio l'altissimo livello dei sui scatti in bianco e nero dall'assoluta perfezione formale, la loro luce unica, ad incantare i collezionisti.

In Galleria Meravigli a Milano, nelle sale di Forma Meravigli, sono attualmente esposte per la prima volta a livello internazionale 34 immagini in bianco e nero, pervase da una luce apocalittica, nella mostra “Kuwait. Un deserto in fiamme”, sino al 28 gennaio 2018. Sono fotografie scattate quando vennero incendiati oltre 600 pozzi di petrolio: un episodio di inquinamento ambientale, forse il più grave di tutti i tempi ad opera dell'uomo, paragonabile a una vera e propria guerra, secondo Salgado. È trascorso un quarto di secolo da quando Saddam Hussein, chiuso nel suo bunker di Baghdad, diede ordine di incendiare pozzi e impianti di raffineria a sud di Kuwait City per contrastare l'avanzata degli americani, e, allo stesso tempo, far salire i prezzi del petrolio. Quando, il 28 febbraio 1991, l'occupazione irachena del Kuwait finì, rimasero solo pozzi in fiamme. Ci vollero due anni per riuscire a spegnerli tutti.

A Napoli rimarrà, invece, aperta sino al 28 gennaio al Palazzo delle Arti, la mostra, curata dalla moglie Lélia Wanick Salgado, intitolata “Sebastião Salgado. Genesi”: un atlante antropologico che attraverso 245 vivide immagini pone al centro il tema della preservazione del nostro pianeta.

Incontro con Sebastião Salgado a Forma Meravigli

Collezionare Salgado
“Il mercato delle fotografie di Sebastião Salgado è di carattere internazionale - spiega ad ArtEconomy24Alessia Paladini, direttrice della galleria Contrasto che rappresenta direttamente il maestro. “Salgado lavora in open edition. Le sue stampe ai sali d'argento, pensate per il collezionismo, hanno una tiratura aperta e i prezzi variano in base alle misure. I formati 30 x 40 cm, ad esempio, sono quotati intorno ai 9.000 euro”. Molti artisti lavorano in open edition, oltre Salgado anche Gianni Berengo Gardin, insignito lo scorso 15 novembre del prestigioso Leica Hall of Fame Award. “Certo, sono molti i fotografi che lavorano a tiratura aperta. Nel caso di Salgano ciò non ha mai influito sulle sue quotazioni di mercato. Le sue fotografie sono un solido investimento e hanno sempre avuto un'altissima tenuta. In questi ultimi anni Salgado ha preparato specificatamente per il collezionismo un portfolio con una tiratura di 16 esemplari, racchiuso in una cassetta che raccoglie le sue immagini più celebri, tra cui quelle di “Other Americas”, frutto dei numerosi viaggi compiuti da Salgado in America Latina, tra il 1977 e il 1984; oltre a quelle realizzate in Kuwait, Brasile e nelle miniere della Sierra Pelada. Il prezzo del portfolio è di 100.000 euro” conclude la gallerista.

Parte dei proventi che Salgado riceve attraverso le mostre e la vendita delle fotografie vengono utilizzati per la riforestazione di un vasto territorio in Brasile. In 20 anni è riuscito a piantare 2 milioni di alberi.

Il mercato
Negli scambi di fotografia, sia storica che contemporanea, pur rappresentando a livello globale tra l'1% e il 2% del fatturato del mercato dell'arte (fonte Artprice), si affaccia un numero consistente di nuovi acquirenti, anche giovani. Gli scambi degli scatti di Salgado, nel primo semestre del 2017 hanno fatturato in asta intorno ai 229.450 dollari, con 19 lotti offerti e 54,8% d’invenduto. Nel 2016 ammontavano a 262.751 dollari con 38 lotti e un tasso d’invenduto del 35,1%. Mentre nel 2015 si è registrato un fatturato più alto a 626mila dollari con 62 lotti scambiati e un invenduto del 23,8 per cento.

L'interesse del collezionismo internazionale verso Salgado porta le più importanti case d'asta a includere le immagini dell'artista nei cataloghi di vendita dedicati alla fotografia. Ma gli incanti di Phillips e Christie's dedicati alla fotografia, chiusi questo mese, hanno registrando diversi invenduti. A Londra il 2 novembre Phillips ha offerto due immagini rimaste senza numero di paletta, tra cui “The Master part of the Brooks Range, Arti National Wildlife Refuge, Alaska, USA (2009)” (stima: 10.000-15.000 sterline). Proprio Phillips nel 2015 vendette un esemplare di grandi dimensioni dello scatto spettacolare “The Easter part of the Brooks Range, Artic National Wildlife Refuge, Alaska, USA (2009)” che fa parte del ciclo “Genesi”, per 97.500 mila dollari, stabilendo il record assoluto per l'artista.

Christie's, invece, a Parigi il 10 novembre scorso ha messo all'incanto cinque scatti, di cui solo due passati di mano. A cambiare proprietario due fotografie realizzate in Kuwait: l'immagine ai sali d'argento (35,2 x 53 cm), intitolata “Greater Buhrman Oil Field, Kuwait, 1991”, è stata acquistata per 10.000 euro con i diritti da una stima di 8.000-10.000 euro; mentre “Worker Resting, Great Burhan Oil Field, Kuwait, 1991”, raffigurante uno dei pompiere impegnati in Kuwait nello spegnimento dei pozzi, è stata aggiudicata per 13.750 euro (stima: 8.000-10.000euro).

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