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Le collezioni statali si arricchiscono con 151 opere grazie agli acquisti del…

Musei e biennali

Le collezioni statali si arricchiscono con 151 opere grazie agli acquisti del Mibact

Bruzolo (To) - Castello di Bruzolo - Particolare di L'annunciazione di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (attr.) (1568-1625)    - Olio su tela, cm.178x135
Bruzolo (To) - Castello di Bruzolo - Particolare di L'annunciazione di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo (attr.) (1568-1625) - Olio su tela, cm.178x135

Un primo passo verso la trasparenza sugli acquisti del Mibact per arricchire le collezioni museali: sono 4 i milioni di euro spesi dal Mibact per arricchire le collezioni dei grandi e dei piccoli musei negli ultimi due anni e nella legge di bilancio di prossima approvazione ne sono previsti altri 4 per il Fondo per l'acquisizione di beni culturali, appunto per acquisire opere, libri e beni archivistici al patrimonio dello Stato, ultimo acquisto lo scorso ottobre l'”Epistolario Verdi-Cammarano” comprato per 358.800 £ a Londra.

Sono 151 le opere acquistate al patrimonio dello Stato (di cui però il Mibact non rende pubblico il valore d'acquisto sul sito ufficiale), tra cui sculture, fotografie, porcellane, disegni, ma soprattutto quadri. Plus24 ogni anno ha cercato di fare il punto sugli acquisti pubblici chiedendo al Mibact quali opere e con quale spesa e per quali destinazioni fossero entrate nella titolarità dello Stato. Ora il ministro offre una mappa e ci auguriamo sia solo l'inizio di un'annuale informativa su come vengono spesi i soldi assegnati in acquisti “culturali” e in base a quali priorità.
L'esempio inglese dell'annuale pubblicazione, giunta alle 62a edizione, dell'Export of Objects of Cultural Interest 2015-16 Report dettaglia tutti i casi di richiesta di esportazione e i relativi interventi da parte del sistema inglese, affinché grazie a campagne di donazioni pubbliche e private, le opere giudicate “tesoro nazionale” restino nell'isola. Sarebbe utile avviare anche in Italia un sistema di sostegno e di donazioni a favore delle opere che con la libera circolazione rischiano di uscire dai nostri confini per preservarle all'interno del nostro paese in una politica di acquisti atta ad arricchire il nostro patrimonio. Basterebbe spostare le risorse che già provengono dal Gioco del Lotto e da altri istituti pubblici dalle mostre (fin troppo inflazionate) alle acquisizioni di beni culturali, oltre che avviare campagne di mecenatismo pubblico per sensibilizzare l'adozione del bene artistico come fanno in Francia.

Gli acquisti fatti in questi ultimi due anni sono stati effettuati dalla Direzione Generale archeologia, belle arti e paesaggio e sono avvenuti su proposta delle locali Soprintendenze agendo in prelazione (Codice dei beni culturali - D. Lgs. 42 del 2004 - art. 59/60 e seg.) su compravendite private o in acquisto coattivo (Codice dei beni culturali (D.lgs. 42 del 2004, art.70) per evitarne l'esportazione. “Lo Stato rafforza l'acquisizione di opere d'arte – ha dichiarato il ministro Dario Franceschini - e le restituisce ai cittadini, arricchendo le collezioni dei musei. Una preziosa azione di tutela resa possibile dalle risorse destinate alle acquisizioni, che nella Legge di Bilancio 2018 sono state aumentate di altri 4 milioni di euro”.

Tra le 151 opere, vi è compresa una collezione etnografica di cento pezzi, acquisite fra il 2016 e il 2017 dal MiBACT- Direzione generale archeologia belle arti e paesaggio, con il parere favorevole del Comitato tecnico scientifico Belle arti, sui fondi destinati agli acquisti coattivi per un totale di 3.891.900 euro.
Su segnalazione degli uffici esportazione (che propongono l'acquisto delle opere al prezzo dichiarato nella richiesta di autorizzazione all'uscita dal territorio nazionale) e delle soprintendenze (che propongono di esercitare la prelazione quando un'opera vincolata viene posta in vendita) sono entrati a far parte delle collezioni capolavori come: il “Ritratto di Abbondio Rezzonico” di Pompeo Batoni per la Galleria nazionale di Palazzo Barberini, la “Marina” di Gustave Courbet destinata alla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea, i due importanti dipinti di Bernardo Strozzi, che ora si trovano rispettivamente nelle Galleria dell’Accademia di Venezia e nella Galleria di Palazzo Spinola a Genova, l'”Allegoria del lavoro” di Carlo Carrà, destinato alla Pinacoteca di Brera, un dipinto del 1954 di Carol Rama per la Galleria Sabauda di Torino. Nelle descrizioni delle opere forniamo i prezzi d'acquisto lì dove il Mibact ha fatto disclosure.

Oltre ai nuovi grandi musei, degli acquisti hanno beneficiato anche sedi dipendenti dai poli museali come la Pinacoteca nazionale di Bologna cui è stata assegnata la “Santa Prassede” di Antonio Carracci o il Palazzo ducale di Gubbio, che ha acquisito una serie di otto immagini di santi di Taddeo di Bartolo offerte nell'asta di Pandolfini a settembre.

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