Domenica

Londra «presa» dagli impressionisti

La mostra alla Tate Britain

Londra «presa» dagli impressionisti

Il 1871 fu “l’anno di sangue” della Francia: dopo la sconfitta nella guerra franco-prussiana, la Comune di Parigi e poi la guerra civile devastarono il Paese. «Orrore e terrore ovunque, - scrisse il critico Théodore Duret all’artista Camille Pissarro nel maggio 1871 – Parigi è vuota e diventerà ancora più vuota, priva di pittori e di artisti».
Migliaia di francesi cercarono rifugio in Gran Bretagna durante e dopo il conflitto, e tra questi decine di artisti. Allora non c’erano visti o limitazioni: comunardi e imperialisti, esuli politici e aristocratici erano tutti accolti a braccia aperte e potevano stabilirsi in Inghilterra.

Una nuova mostra alla Tate Britain racconta la storia degli artisti francesi che sono venuti a vivere a Londra, come il loro nuovo contesto ha cambiato la loro arte e come le loro opere hanno influenzato gli artisti britannici. È un salto indietro nel tempo e un’occasione per soffermarsi su un periodo storico poco ricordato, ma nell'era di Brexit la mostra ha anche un chiaro messaggio politico, sottolineando il valore degli scambi artistici e culturali e l’importanza di un Paese aperto al mondo che dava un rifugio ai «vicini di casa» europei.

Il titolo «Impressionisti a Londra: Artisti francesi in esilio» è limitativo, dato che la mostra comprende i grandi nomi dell’Impressionismo ma anche molti altri artisti che impressionisti non erano. È infatti anche una riscoperta di nomi oggi meno conosciuti, come Alphonse Legros, diventato professore di arte alla Slade e punto di riferimento per tutti gli artisti francesi sbarcati a Londra. O due scultori diversi per estrazione e temperamento: Aimé-Jules Dalou, un comunardo radicale che trovò il successo a Londra con le sue delicate statue in creta e Jean-Baptiste Carpeaux, scultore classicista arrivato in Inghilterra al seguito del suo patrono, l’Imperatore Napoleone III in esilio.

Gli Impressionisti però sono l’indubbia attrazione della mostra, da Pissarro che scelse di dipingere non le viste celebri della capitale ma le periferie e i binari delle nuove ferrovie, a Alfred Sisley che a Hampton Court preferì dipingere il nuovissimo ponte in ferro invece del palazzo reale. Questi artisti osservarono la città, il paesaggio e le abitudini degli inglesi con occhi nuovi, dando la loro intepretazione di una Londra ricca e vasta capitale imperiale, con rituali solenni come le regate sul fiume e i balli della buona società, ma anche il luogo dove tutti, aristocratici e poveri, potevano passeggiare negli spendidi parchi cittadini, mentre a Parigi era proibito camminare sull’erba.

La storia di Claude Monet è la più emblematica. Nel 1871 a Londra senza soldi e senza committenti dipinse pochi quadri malinconici, come il ritratto della moglie visibilmente triste. Nel 1900, ormai celebre, Monet tornò trionfalmente a Londra, «per mia soddisfazione personale», scrisse, prendendo due stanze al Savoy con vista sul fiume dalle quali poteva dipingere il Tamigi a tutte le ore, da pallore dell'alba al rosso infuocato del tramonto al buio della notte. Il suo obiettivo era cogliere la stessa immagine in condizioni di luce diverse per rendere l’atmosfera cangiante del paesaggio.

La sala più spettacolare della mostra è quella che riunisce due grandi quadri del Tamigi e ben sei viste del Parlamento dipinte da Monet, che arrivano da Chicago, New York e Parigi, che mostrano il palazzo-fantasma che sembra fluttuare nella nebbia a volte rosa, a volte viola, a volta grigioazzurra, quasi sciogliendosi nell'acqua del fiume e nel cielo nuvoloso. «La nebbia regala a Londra la sua meravigliosa ampiezza», scrisse Monet. «Ci sono nebbie verdi, viola e marroni e cambiano così rapidamente che mi fanno impazzire».

La mostra si conclude all’insegna del colore, con una sala dedicata al giovane André Derain che, sbarcato a Londra, decise di rendere omaggio a Monet dipingendo immagini del Tamigi e degli stessi luoghi immortalati dal maestro, ma con lo stile tutto diverso e con l'epressionismo vitale e caleidoscopico dei Fauve.

The EY exhibition: Impressionists in London: French Artists in exile 1870-1904
Fino al 7 maggio 2018
Tate Britain, Londra

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