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Di cultura si può vivere: ecco come la creatività genera…

a Bookcity “investire in titoli»

Di cultura si può vivere: ecco come la creatività genera profitti

Il gioco di parole narra l’ambizione e restituisce in modo efficace l’obiettivo. Ovvero dimostrare che esattamente come per i titoli di borsa, anche l’editoria , e in senso più esteso tutto il vasto mondo della creazione culturale, può movimentare importanti capitali, creare valore. Torna per il secondo anno, nell’ambito di Bookcity, Investire in titoli: quattro incontri, diciotto relatori. Quali siano le questioni a cui dare una risposta lo spiega Marco Zapparoli , editore di Marcos y Marcos, moderatore degli incontri e promotore dell’iniziativa. « Esiste un futuro in cui i libri torneranno a sostentare autori, librai, editori, tipografi? Come debbono cambiare le cose, qui in Italia, perché davvero si viva di cultura? Come immaginiamo in concreto un futuro diverso?», si chiede infatti Zapparoli. «Siamo seduti - prosegue - su giacimenti di cose buone e di buone intenzioni: non solo beni “archeo”, del passato, ma parole, quadri, immagini, opere d'arte, musiche, testi, del presente, che vanno prodotti, sostenuti e valorizzati in modo diverso».

Ecco allora che il primo dibattito, quello di sabato 18 alle 15.00 (“Valore economico e relazionale delle manifestazioni legate al mondo del libro”), sarà dedicato all’impatto delle Fiere e delle Festival nell’economia generale. Si partirà da un confronto concreto tra due modelli: il Salone di Francoforte e quello di Torino. Per spiegare, nel primo caso, quanto sostiene Jürgen Boos, direttore della Fiera del Libro di Francoforte, che a fare la differenza è la capacità di un «salone di sorprendere comunque». Mentre Nicola Lagioia, direttore del Salone di Torino, sarà chiamato a spiegare qual è stata la chiave per uscire dalla crisi.

«Economia - dice Zapparoli - non è solo capacità di generare denaro subito, ma è capacità di generare risorse efficaci e di conseguenza denaro anche dopo e in-modo duraturo». Vale per i Saloni ma vale anche per i Festival. «Leonardo Sciascia - continua - diceva che un grande libro è in grado di generarne altri 600. Un grande Salone o un grande Festival non ne genera banalmente altri 600, ma genera una aggregazione di valori, idee, iniziative, che si traduce in economia»

Di quali numeri stiamoparlando ce lo spiega uno studio (“Io sono cultura – l'Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”) realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere: «Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo, fatto da imprese, PA e non profit, genera 89,9 miliardi di euro e attiva altri settori dell'economia, arrivando a muovere nell'insieme 250 miliardi, equivalenti al 16,7% del valore aggiunto nazionale».

Ma non solo, quell’effetto moltiplicare infatti a cui allude Zapparoli è pari a 1,8. Cosa vuol dire? «In altre parole, per ogni euro prodotto dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo, se ne attivano 1,8 in altri settori. Gli 89,9 miliardi, quindi, ne stimolano altri 160, per arrivare a quei 250 miliardi prodotti dall'intera filiera culturale, il 16,7% del valore aggiunto nazionale, col turismo come principale beneficiario di questo effetto volano. Più di un terzo della spesa turistica nazionale, esattamente il 37,9%, è attivata proprio dalla cultura e dalla creatività». Una ricchezza che si riflette in positivo anche sull'occupazione: «il solo Sistema Produttivo Culturale e Creativo dà lavoro a 1,5 milioni di persone (quasi 22mila unità in più del 2015), che rappresentano il 6% del totale degli occupati in Italia».

Ecco allora che l’aspetto del fare diventa ancora più rilevante e in qui rientrano gli interventi come stanziamenti pubblici, in Italia, e in Svizzera (se ne discuterà alle 17). A questo proposito sarà mostrato anche un video, prodotto da Assografici, che propone una ricognizione sullo “stato dell'arte” del Bonus 18. Per capire cosa ha funzionato e cosa è andato a vuoto. I punti di forza ma soprattutto le strategie per futuro. Quindici interlocutori diversi cercheranno di spiegare se ci sono stato vulnerabilità nella narrazione che è stata data di questo strumento. Ma soprattutto come lo si potrà impiegare ancora in futuro al fine di svilupparne al massimo le potenzialità.

«Domenica 19 alle ore 15.00 - continua Zappparoli - avremo il confronto puntuale fra due editori, uno italiano e uno straniero, e delineeremo qual è il valore non solo simbolico di un grande catalogo editoriale, e quale il valore di un marchio. Successivamente alle 17.00 un tema decisivo per il futuro della diffusione dei libri, che ritengo dovrebbe essere uno dei primi pensieri di un editore oggi. Come saranno le librerie del futuro?Al di là del centrale tema dei margini: come potranno riconquistare spazio, generare attenzione in questo clima di generale distrazione?».

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