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Buone notizie dal mondo di Oz

Letteratura

Buone notizie dal mondo di Oz

Continua affabulazione. Illustrazione realizzata da Mara Cerri per «I libri di Oz»
Continua affabulazione. Illustrazione realizzata da Mara Cerri per «I libri di Oz»

Per tutto il Novecento narratori, poeti e artisti di avanguardia hanno guardato con particolare simpatia alla letteratura di genere – gialli, romanzi di avventura, fantascienza, spesso libri per l’infanzia. Era come se, nella loro lotta contro le convenzioni del “romanzo borghese” (verosimiglianza naturalistica, analisi psicologica, tipi umani e intrecci stereotipati…), scritture “basse” e scritture “di ricerca” (come si diceva allora) potessero unirsi nel nome di una lotta al “prodotto ben fatto” e a un Ottocento che, nonostante tutto, non accennava a voler finire.

Oggi che la narrativa di genere minaccia di fagocitare l’intero spazio letterario e che di avanguardia si parla sempre meno, il rapporto privilegiato tra sperimentazione e infanzia rimane vivo lo stesso: non più, però, su basi polemiche, “di contestazione” (i due estremi spregiudicatamente coalizzati contro l’insopportabile professionismo dei buoni artigiani), quanto nel nome di una comune freschezza di sguardo. In fondo, chi si rifiuta di ripetere strade già calcate dagli altri non può che nutrire una speciale simpatia per quanti si avvicinano per la prima volta ai libri e, più in genere, alla vita. I bambini, appunto.

L’antico sodalizio rivive oggi con l’edizione dell’intero ciclo di Oz, di Frank Baum curata da Chiara Lagani, fondatrice della compagnia teatrale Fanny & Alexander assieme a Luigi De Angelis, nonché una delle attrici e drammaturghe italiane più apprezzate. Alle avventure di Dorothy Fanny & Alexander ha dedicato negli anni una serie spettacoli, tra cui HIM (2007), divenuto un poco il “marchio di fabbrica” del gruppo, ma Lagani ha continuato a lavorare anche dopo sul mondo di Oz in una serie di laboratori teatrali per bambini, ed è pure da queste esperienze che è nata l’idea di attraversare con una nuova traduzione i tredici volumi della saga composti da Baum dopo il grande successo del primo. Un corpus immenso, che solo pochi dei moltissimi appassionati del titolo originale conoscono, e che adesso i lettori italiani potranno finalmente leggere antologizzato in un unico “Millennio” e arricchito dalle immagini di Mara Cerri.

Per chi frequenta i loro spettacoli, I libri di Oz compendia in maniera trasparente molte delle ossessioni dei Fanny & Alexander. Si ritrova il gusto per i mondi immaginari (l’altro loro ciclo teatrale più famoso è tratto non a caso da Ada di Nabokov); un evidente penchant per la metaletteratura (e molte delle storie di Baum sono interpretabili in questa chiave); una chiara inclinazione per la serialità (anche come espediente per interrogarsi sulla differenza e sulla ripetizione); un’attenzione a tutto ciò che manca o è andato perduto, e alle forme dell’assenza (voci senza un corpo, macchine e personaggi vuoti, o che hanno smarrito qualcosa, ma anche sciarade, prove, indovinelli); il sentimento ambiguo della metamorfosi di tutte le cose, attraente e terrificante al tempo stesso... Eppure il volume non smette per questo di essere un libro destinato ai bambini, e pensato anzitutto per il piacere della lettura di chi ha amato la prima storia di Dorothy.

Baum scriveva su pressione dei suoi piccoli lettori, che continuavano a chiedergli che cosa fosse successo al Boscaiolo di Latta, al Leone Codardo e allo Spaventapasseri – dopo. E il “Millennio” asseconda naturalmente questa elementare voglia di sapere. Le pagine più sorprendenti del volume di Lagani vanno cercate però altrove, e anzitutto nei tantissimi nuovi personaggi, come l’automa Tic-Toc, la Signorina Ritaglio e il suo popolo di cartoncini, Jellia Jamb (che traduce da una lingua alla stessa lingua…) o il dittatore democratico Su-Dit, con i suoi tre cervelli: in tutto e per tutto all'altezza dei protagonisti del primo volume.

In un simile progetto la maggiore sfida stilistica veniva dai riassunti della parti soppresse. Lagani opta per una paratassi svelta, che fa procedere rapidamente la storia verso il successivo episodio “da antologia” senza rinunciare però a qualche movenza orale caratteristica della fiaba e dei racconti ad alta voce (i «molto molto», gli insistenti attacchi dei periodi con un «Ma» affannoso, l’affastellarsi di avverbi temporali che scandiscono le azioni…). E qui, leggendo, si riconosce a tratti l’attrice abituata a narrare a un pubblico infantile, come in un altro spettacolo di qualche anno fa dei Fanny & Alexander, Giallo.

I bambini invece, si sa, non leggono le introduzioni. Non è un caso dunque che qui la scelta sia stata quella di puntare su due temi della saga di Oz tipicamente “adulti”: la differenza di genere (quello che la curatrice definisce il “femminismo radicale” di Baum), e l’utopia (vale a dire la politica), con l’apparente paradosso per cui in uno dei massimi libri per l’infanzia del primo grande Paese democratico – gli Stati Uniti – incontriamo soltanto i principi e i sovrani della vecchia tradizione favolistica. Ma la vera sorpresa per il lettore sono le ricchissime annotazioni finali: che, con la scusa di chiarire questo o quel dettaglio, forniscono invece dei veri e propri micro-saggi di approfondimento, quasi in punta di piedi («potrebbe» e «probabilmente» sono, non a caso, i marchi stilistici di queste pagine conclusive). Lagani è alla sua prima prova da saggista, ma dimostra di aver trovato subito il tono giusto: piano e profondo, complice e appassionato a un tempo, nonostante il gran numero di informazioni e di letture che maneggia. Soprattutto, senza mai smettere di affabulare: nemmeno quando si rivolge al suo pubblico maggiorenne.

E le struggenti, spesso malinconiche, tavole a colori e in bianco e nero? A chi sono indirizzate? Qui Mara Cerri evita con mano sicura il rischio maggiore delle illustrazioni – che è, notoriamente, appunto quello di voler illustrare, spiegando troppo e ingabbiando il testo. Al contrario le sue immagini si concentrano più sullo spirito che sulla lettera e contribuiscono, se possibile, a infittire ancora il mistero della storia di Oz e dei suoi amici. Guardandole non ne sappiamo di più, ma sentiamo di dover cercare meglio: grandi e piccini (come si diceva una volta in casi del genere). E questo è, probabilmente, il maggiore atto di fede di cui si potesse dare prova nell'inesauribile potere di seduzione di Baum.

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