Domenica

Risucchiati nella crepa

fotoreportage

Risucchiati nella crepa

C’è una fenditura tra l’Europa e il resto del mondo in cui, da qualche anno, precipitano migliaia di persone. Prendendo in mano La crepa, dalla cui copertina ci fissano i begli occhi attoniti di una ragazzina siriana trasbordata da un barcone alla deriva, si pensa che sia questa di cui parlano gli autori, il fotoreporter spagnolo Carlos Spottorno e il giornalista Guillermo Abril. E all’inizio è in effetti così: il loro fotoreportage (reso simile a una graphic novel trattando gli scatti in modo da far perdere loro profondità come fossero vignette) si apre, non senza retorica, con le parole di Winston Churchill quando nel 1946 formulò il sogno di un’Europa unita, prospera e pacifica, ma si sposta rapidamente a seguire le tragedie che si compiono sui suoi confini, a partire da Melilla, enclave spagnola incastonata col filo spinato in Marocco. Piene di pathos le foto del gennaio 2014 (a fianco) che ritraggono i migranti premere sulla frontiera o nascondersi negli interstizi dei boschi, o quelle successive di uomini ammassati sui confini orientali dell’Europa, coi bambini tra le braccia mentre cercano di infilarli su un treno ricolmo senza separarsi da loro, mentre più a Sud famiglie siriane arredano le casupole del campo di Lesbo prima che diventi un inferno e a 80 miglia dalla Libia 198 profughi sono recuperati dalla nave Grecale, scatti questi ultimi premiati con il World press photo 2015 (imbarazzanti per gli italiani le pagine sul Cara siciliano di Mineo, ora sotto inchiesta).

Nel novembre del 2015 però, durante gli attentati di Parigi, Abril ha un’intuizione, la crepa che ci separa da Paesi instabili, in guerra, affamati, asfittici, gli pare essere come il terrorismo o il populismo, una delle tante spaccature che approfondendosi minano l’Unione, che almeno per molti che non ne fanno parte resta ancora un sogno. Al centro della narrazione dei due giornalisti ora c’è l’Europa che rischia di sgretolarsi. Iniziano una serie di reportage sui confini orientali, dalla Polonia alla Finlandia, per raccontarne la militarizzazione crescente: un mese prima la Russia aveva invaso l’Ucraina. La crepa si chiude evocando il pericolo del crollo dell’Europa e di una Terza guerra mondiale, ma la narrazione si è semplificata e depauperata divenendo simile a quelle di cui si nutrono gli stessi populismi che denuncia, e così la crisi dei migranti finisce per sembrare una delle cause delle spaccature dell’Europa e non viceversa la conseguenza di un’Unione che tradisce i valori su cui si fonda la sua civiltà.

Carlos Spottorno e Guillermo Abril, La crepa, trad. di F. Bianchi, intr. di F. Geda, Add, pagg.174, € 28. Gli autori saranno a Roma a Più libri più liberi il 9/12 alle 12

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