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Quando tutto va in fumo

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Quando tutto va in fumo

Tabacco. Antica bilancia  per  pesare i sigari
Tabacco. Antica bilancia per pesare i sigari

Era stato il parroco a iniziare un imberbe Mario Soldati ai piaceri del sigaro – rigorosamente un Toscano –, abitudine da allora mai pi abbandonata: Se siamo uomini di buona volont, annot lo scrittore e regista, il Toscano non ci tradisce mai.

Soldati solo una delle tante voci radunate da Enrico Mannucci in Sigari Toscano, una sontuosa pubblicazione che racconta, tra fotografie e citazioni, cronaca e costume, la storia di un’icona nostrana nel mondo, inserita da Manuel Vzquez Montalbn tra le meraviglie locali, al pari di pasta e pizza, poich il suo aroma impregna l’identit italiana.

Garibaldi, che a suo modo era un salutista (mangiava poco e soltanto vegetali e pesce. Beveva acqua), si accendeva il primo Toscano subito appena sveglio; dopodich, andava a passeggio nei boschi canticchiando e sfumazzando. Gabriele D’Annunzio, con la solita spocchia, disse di averlo usato in trincea contro l’odore del prossimo, mentre Pietro Mascagni non si preoccupava di fumare in faccia nemmeno alla regina Margherita.

Altro addicted fu Giuseppe Verdi, sorpreso col sigaro in bocca persino nei corridoi della Scala, tra un atto e l’altro di una sua opera. La maschera lo rimbrott prontamente: Maestro, lo sa bene che non si pu fumare qui!. E lui, continuando a fumare: La sua affermazione non corretta. Avrebbe dovuto dirmi che non si “deve”, poich, in quanto a potere, si pu eccome: non vede?.

Eppure il Toscano ha umili natali; anzi, nasce proprio per sbaglio, nell’estate del 1815, nel cortile di una manifattura fiorentina, dove un acquazzone improvviso si abbatte su una partita di foglie, inzuppandole rovinosamente. Il danno enorme... ma piuttosto che buttare tutto quel ben di Dio di tabacco del Kentucky infradiciato, qualcuno immagina una soluzione di ripiego: lasciamo che il sole asciughi le foglie, poi con il tabacco danneggiato facciamo dei sigari a basso costo.

Cos quei sigari d’emergenza, chiamati anche fermentati ed etichettati col buffo nomignolo di Stortignaccolo, ottennero in breve tempo un successo clamoroso, tanto che la moda, dal popolino, contagi le lite: Un mezzo Toscano e una croce di cavaliere non si negano a nessuno, andava ripetendo il re Vittorio Emanuele II.

Pi di duecento anni dopo, l’azienda arrivata quasi al traguardo dei 200 milioni di pezzi prodotti, presente in settanta Paesi del mondo e vanta una trentina di variet di sigari: lodevolmente Mannucci ripercorre anche la storia d’impresa, che altres una storia operaia, e una storia – anomala per i tempi – di donne lavoratrici, autonome e orgogliose. Grazie a loro, le manifatture Toscano furono tra le prime ad adottare un welfare ante litteram, creando asili nido in fabbrica e mense autogestite. Mitica, poi, resta la figura della sigaraia, immortalata persino nella Carmen dell’opera lirica, e ancora oggi professionista altamente qualificata, selezionata rigidamente in base alla dimensione e alla forza delle mani e formata in azienda, dalle maestre sigaraie, in un apprendistato di quasi due anni.

La musica e i musicisti, come si detto, hanno sempre avuto un debole per il Toscano, amato, tra gli altri, da Arturo Toscanini, Luciano Berio e Nada, che ha dichiarato pi volte di preferirlo all’Avana. Pure la letteratura non lesina complimenti e omaggi al sigaro italiano, da Collodi a Stendhal, da Vasco Pratolini a Carlo Levi. Come ogni icona che si rispetti, poi, il Toscano stato protagonista del cinema, in bocca al Tenente Colombo cos come a Tot, fumato da Fellini e Sorrentino fuori dal set cos come da Burt Lancaster sul set, nel Gattopardo di Luchino Visconti. Pare che Clint Eastwood all’inizio non amasse l’odore del sigaro, ma dovette adeguarsi ai diktat del regista, Sergio Leone, per cui il Toscano era molto pi di un vezzo dei personaggi: era nientemeno che il primattore del film in lavorazione.

Chiudono il saggio un indispensabile galateo sul fumo – indispensabile ancora di pi in questi tempi ossessionati dallo smoke free –, un curioso ricettario che accosta tipi di Toscano ad alcolici pregiati e un glossario preziosissimo, in cui si scopre, ad esempio, che piccante, pungente e secco, detti di un sigaro, sono aggettivi squalificanti. La cura, infine, non un optional, un atteggiamento amorevole e/o stucchevole nei confronti dei sigarini: un processo naturale che trasforma la foglia verde in tabacco, determinandone la classificazione internazionale. Sar anche nato per errore, ma il Toscano senza cura non sarebbe certo sopravvissuto.

Sigari Toscano, a cura di Enrico Mannucci, Rizzoli, Milano, pagg. 224, € 70

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