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«Facce da Milan», il calcio che si racconta parlando di persone…

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«Facce da Milan», il calcio che si racconta parlando di persone (c’è anche Gattuso)

Rino Gattuso (Agf)
Rino Gattuso (Agf)

Gli uomini sotto le maglie a strisce rossonere e quelli in tribuna avvolti nei loden per difendersi dal freddo che d’inverno abbraccia San Siro. Le loro imprese, le loro facce. È questo che racconta il libro «Facce da Milan», ed è per questo che ti frega: perché non è un libro sul Milan, ma un libro sulle persone. E in quelle persone ci si possono riconoscere anche gli interisti, gli juventini o i tifosi della Spal. A scriverlo sono stati, con la prefazione di Giorgio Terruzzi, i curatori del sito ComunqueMilan. E quindi è ovvio che gli 82 ritratti riguardino giocatori, dirigenti e supporter rossoneri, da Franco Baresi a (naturalmente) Silvio Berlusconi, da Gianni Rivera a Diego Abatantuono, a Enzo Jannacci.

Eppure la letteratura ha il potere di unire quello che la linea di centrocampo divide: ed è questo che questo libro fa, ed è per questo che sarebbe riduttivo etichettarlo come un testo per milanisti. È, piuttosto, un libro per chi ama il calcio, le caldarroste comprate davanti allo stadio per scaldarsi le mani, le coreografie di San Siro, la nostalgia che solo ricordare le vittorie sa dare. E visto che tutti abbiamo vinto - ma soprattutto abbiamo perso - possiamo riconoscerci nella gioia delle vittorie dei milanisti e nelle loro sconfitte.

Tra le “facce” c’è ovviamente anche quella di Gennaro Gattuso, appena promosso dalla primavera allenatore della prima squadra del Milan: e il suo ritratto, scritto da Ilaria Calamandrei, è tra i più riusciti. Racconta di un bambino che scriveva”Forza Milan” sul banco e sui muri della scuola e che si faceva notare nelle partite in spiaggia «con le taniche di nafta al posto dei pali». Racconta del ragazzo che parte dalla Calabria e arriva al Nord: «A livello nazional popolare, Gattuso lo conoscono tutti, anche quelli che non seguono il calcio. In lui vedono il calabrese che si toglie lo zoccolo Scholl’s e il marsupio, si mette la camicia nera buona, la scarpa lucida, la catenina del nonno e va al battesimo del nipote di ottavo grado con ottocento parenti e un pranzo di venti ore e visto che è l’unica occasione ufficiale si ricorda che almeno fino al primo giro di vino deve sforzarsi di parlare italiano e non pulirsi l’orecchio con il mignolo».

Nel libro la nostalgia è mescolata sapientemente con le citazioni e l’ironia, ingrediente necessario, quest’ultimo, per ricordarsi che stiamo pur sempre parlando di un gioco .

I curatori del volume sostengono che le “facce da Milan” si riconoscano: forse, invece, sono le facce di chi ama lo sport ad assomigliarsi un po’ tutte, perché tutte sono segnate dalle rughe sulla fronte di chi l’ha aggrottata scuotendo il capo per contestare una decisione arbitrale. Quale maglia ci fosse sotto quelle facce non è poi così importante, quello che conta è il racconto di una passione che si rinnova ogni domenica negli stadi di tutta l’Italia.

Leggendo i ritratti contenuti in questo libro si può fare un viaggio nel passato fino ai giorni nostri, tornare a quando San Siro non aveva ancora il terzo anello e a Milano d’inverno arrivava ancora «el nebiùn». Da allora molte cose sono cambiate ma alcune, come la fede per la propria squadra, restano e non possono essere graffiate dal tempo.

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