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Dossier Chailly: «Una partitura sinfonica sorprendente»

Dossier | N. 6 articoliLa Prima della Scala

Chailly: «Una partitura sinfonica sorprendente»

Il ritorno di “Andrea Chénier” di Umberto Giordano alla Scala, dopo trentadue anni, è carico di significati. Il maestro Chailly ha scelto l'opera quale apertura della stagione del nostro massimo teatro, offrendole la Prima di Sant'Ambrogio. Ci ha detto: “Si tratta di un titolo rappresentativo del verismo e della giovane scuola nazionale di fine secolo, con il quale ho anche debuttato da giovane all'Opera di Vienna. Ho diretto l'ultimo allestimento dello Chénier andato in scena in questo Teatro ed è senz'altro per me un motivo di orgoglio ripresentarlo oggi sul palcoscenico del suo debutto, a grande distanza da quando è nato”.

Non è comunque un melodramma fra i tanti quello che ritorna; testimonia un'epoca, una tendenza. C'è un magnifico lavoro con le note che lascia stupiti anche a un primo esame della partitura. Chailly ci ha inoltre (e a proposito) confidato: “La parte strumentale rappresenta la base, il nucleo portante di tutta l'opera. In questo senso è anche una partitura sinfonica davvero sorprendente. Il peso specifico dell'orchestrazione è rilevante, come lo è la sua modernità, per gli anni in cui è stata scritta”.

Per tale motivo è stata fatta una scelta in grado di restituire al meglio questo dramma consumato durante i giorni della Rivoluzione Francese. Chailly ha aggiunto: “Vorrei che, nell'esecuzione, non ci fossero interruzioni dopo le sei romanze comprese nell'opera. Sono brani meravigliosi, concepiti però per collegarsi a quanto segue, senza soluzione di continuità. Siamo di fronte a un'idea di teatro che sta guardando in avanti. Non ci deve essere un'interruzione drammaturgica. E in nome della continuità, eseguiremo i primi due Quadri insieme, e, dopo l'intervallo, gli ultimi due ancora di seguito”.

Alle parole del maestro si possono ricondurre fatti e rappresentazioni, la stima di Toscanini e di altri sommi direttori, il costante successo. Basti ricordare che il 5 febbraio 1897, un anno dopo il debutto alla Scala, “Andrea Chénier” fu rappresentato in tedesco per otto serate allo Stadttheater di Amburgo e sul podio c'era Gustav Mahler. Era stato colpito da quest'opera, tanto che avrebbe desiderato portarla a Vienna, alla Hofoper, ma il progetto non riuscì a trovare i mezzi (economici) necessari.

Gli interpreti di questa Prima non hanno certo bisogno di soverchie presentazioni e si possono considerare tra le voci degne della massima considerazione: Yusif Eyvazov vestirà i panni del protagonista, Anna Netrebko quelli di Maddalena di Coigny, Luca Salsi interpreterà Gérard, Annalisa Stroppa darà la voce a Mulatta Bersi e Mariana Pentcheva alla Contessa di Coigny.
Forse una riflessione ulteriore la merita la scelta del ciclo verista alla Scala. Cominciato con “La cena delle beffe” nella scorsa stagione, ora prosegue con “Andrea Chénier”, dal 15 aprile si assisterà a “Francesca da Rimini” di Riccardo Zandonai. Sono anche previsti, prossimamente, “L'amore dei tre re” di Italo Montemezzi e “Fedora” dello stesso Giordano.

Il verismo in musica significa ritrovare una serie di lavori presenti nell'opera lirica italiana nell'ultimo decennio dell'Ottocento e nei primi tempi del Novecento con caratteristiche che hanno una loro attualità. Non distanti dalle opere letterarie e teatrali catalogate in tal modo, le creazioni della lirica ricorrevano a stilemi popolari e della quotidianità. La presenza di stornelli, barcarole, danze, serenate, portava nella vita reale; il declamato lirico accettava espressioni decise, ovvero grida, richiami, pianti; l'orchestrazione tendeva a porre in luce la drammaticità del racconto, sottolineando moti e sussulti dell'animo.

Che dire? Il debutto della prossima stagione, ovvero Sant'Ambrogio 2018, vedrà il ritorno dell'”Attila” di Verdi. Opera giovanile, appartenente a un periodo che Chailly aveva già considerato con la “Giovanna d'Arco”. Ma ”Attila” ha acquisito significati politici: era in scena alla Scala nel marzo 1848 quando giunse in sala la notizia della caduta di Metternich. Poche ore dopo il viceré se ne andava su consiglio di Radetzky e i milanesi, nel volgere di qualche ora, diedero inizio alle Cinque Giornate.

Morale della storia: non si creda che la musica sia campata per aria e lontana dagli avvenimenti. Quest'anno si assisterà agli eccessi della Rivoluzione Francese e la Prima del 2018 potrebbe raccontare qualcosa che ci riguarda. Accompagnerà con le sue note vicende imprevedibili in questo momento?

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