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Marcello Dell’Utri resta in carcere: condizioni di salute compatibili…

La decisione della sorveglianza di roma

Marcello Dell’Utri resta in carcere: condizioni di salute compatibili col regime carcerario

Marcello Dell’Utri resta in carcere. Così ha deciso il Tribunale di Sorveglianza di Roma, rigettando la richiesta di sospensione della pena presentata dai legali dell’ex senatore che sta scontando una pena a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Una richiesta che era suffragata dalle cattive condizioni di salute del detenuto e sulle quali sono sorti contrasti tecnici. Secondo i periti del Tribunale, infatti, il suo stato di salute è compatibile col carcere, mentre per i consulenti del procuratore generale di Roma no.

I giudici: «Condizioni di salute stabili»
«Sulla scorta del quadro clinico complessivo i periti hanno concluso per la compatibilità con il carcere non emergendo criticità o urgenze tali da rendere necessario il ricorso a cure o trattamenti non attuabili in regime di detenzione ordinari». È la motivazione con cui il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha bocciato la richiesta di differimento dell’esecuzione della pena per grave infermità fisica avanzata dai legali dell’ex senatore di Forza Italia.

Per i giudici e per i periti da loro nominati le patologie cardiache e oncologiche di cui Dell’Utri soffre, «sono sotto controllo farmacologico e non costituiscono aggravamento del suo stato di salute. La terapia può essere effettuata in costanza di detenzione sia in regime ambulatoriale che di ricovero ospedaliero». Nel provvedimento il tribunale parla insomma di «quadro patologico affrontabile in costanza di regime detentivo». «D’altronde - precisa il collegio - Dell’Utri è seguito da suoi specialisti e nessuno ha ravvisato ritardi nelle cure». Non ci sarebbe alcun aggravamento delle condizioni di salute dell’ex senatore, dunque. E «la pena - spiegano - può assumere il suo carattere rieducativo non prestandosi a giudizi di contrarietà al senso di umanità».

Ricorso alla Corte europea
Secondo l’avvocato Giuseppe Di Peri, difensore di Dell’Utri, «è incredibile: non ho letto il provvedimento ma sicuramente sosterranno che le sue condizioni di salute sono compatibili con il regime carcerario. Ma non è così e oltretutto non va sottovalutato l’aspetto psicologico di una persona nelle sue condizioni e che si trova costretta in carcere». «A questo punto - prosegue Di Peri - bisogna insistere per la fissazione di una trattazione davanti alla Corte europea. La strada da seguire è la stessa percorsa per Contrada per il quale la Corte dei diritti dell’uomo ha stabilito che non avrebbe dovuto esserci alcun processo dato che il reato per il quale era stato condannato (concorso esterno in associazione mafiosa, ndr) non era previsto al tempo dei fatti contestati. Già ci hanno detto che non siamo fratelli minori di Contrada, ma comunque ci vorranno dei mesi».

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