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A Milano un tour negli anni 60. Tra i Beatles e le chitarre di Hendrix

Al via la mostra «Revolution» Di V&A

A Milano un tour negli anni 60. Tra i Beatles e le chitarre di Hendrix

  • – di Francesco Prisco

Se quegli anni «formidabili» li avete attraversati tutto d’un fiato e ancora ne sentite la mancanza, se all’epoca c’eravate ma vi trovavate nel posto sbagliato e quindi vi siete persi lo spettacolo, se per motivi anagrafici non avete fatto in tempo a esserci ma avreste tanto voluto, dal 2 dicembre al 4 aprile avrete una seconda possibilità. La Fabbrica del Vapore di Milano ospita la mostra «Revolution. Musica e Ribelli 1966-1970. Dai Beatles a Woodstock» che fino a febbraio scorso era evento di punta al Victoria & Albert Museum di Londra, salutato da 260mila visitatori.
Più che una mostra, un viaggio attraverso quei cinque anni che sconvolsero il mondo, trasformandolo più o meno in quello che vediamo oggi. Una rivoluzione che fu insieme molte rivoluzioni: musica completamente diversa da ciò che era venuto prima, l’immaginario ribaltato da un approccio innovativo a moda e design, l’arte che si faceva pop, le droghe come chiave per aprire le porte della percezione, la politica che alzava la voce nelle università e incendiava le strade. «Abbiamo inteso offrire una sintesi di tutto questo - commenta la curatrice Victoria Broackes - nel percorso espositivo. Non ci interessava l’idea di una mostra di memorabilia che si rivolgesse ai reduci di quegli anni. Abbiamo allora allestito un percorso che parla alla contemporaneità e racconta una generazione che, 50 e più anni fa, proprose un messaggio rivoluzionario: per provare a cambiare il mondo devi innanzitutto immaginarlo diverso».

C’era una volta la Swinging London
Il «viaggio» parte da Londra, la «Swinging London» incoronata dalla rivista Time nel 1966, attraverso una suggestiva ricostruzione di Carnaby Street, strada che fu il cuore di quel movimento. Ogni bottega è un colpo d’occhio su un particolare segmento di quella rivolzione: i capi d’abbigliamento di Mary Quant indossati dalla leggendaria modella Twiggy, le acconciature Bauhaus di Vidal Sassoon, uno studio fotografico con pezzi originali del set di Blow up di Michelangelo Antonioni. C’è persino l’Indica Gallery, galleria d’arte bazzicata dai Beatles, proprio come si presentava nel fatidico momento in cui John conobbe Yoko.

Beatles «avanguardie» della Rivoluzione
Fab Four grandi protagonisti dell’esposizione prodotta da Avatar Gruppo MondoMostre Skira che propone ai visitatori, tra le altre cose, pezzi unici come i testi autografi di Lucy in the sky with diamonds e Tomorrow never knows e la marsina indossata da Lennon sulla copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, al centro della sezione «Musica e contro-cultura», tra i numeri della fanzine «It», i manifesti dell’Ufo Club e le illustrazioni di Alan Aldridge.

Ci sono le voci del dissenso (ricchissima la sezione «Power to the people») e i materiali provenienti dalla Bay Area di San Francisco (dai poster psichedelici agli abiti dei fedelissimi dello spiritualismo hippie), dove esplose la «Summer of Love» del ’67. C’è il design che si contamina con la pop culture e l’innovazione tecnologica che beneficia della corsa alla spazio e del braccio di ferro Usa-Urss. Si chiude nel segno di Woodstock, con le immagini del film diretto da Michael Waldeigh, il set completo della batteria di Keith Moon degli Who e le chitarre sfasciate da Jimi Hendrix che da sole varrebbero il prezzo del biglietto.
La musica non è l’unica possibile porta d’accesso al percorso espositivo, ma è sicuramente quella principale: le copertine dei dischi appartenuti alla leggendaria collezione del dj John Peel e la sound experience offerta dal partner tecnico Sennheiser accompagnano per mano il visitatore nel cammino che porta alla rivoluzione. Pardon: «Revolution». Don’t you know it’s gonna be/ all right...

Revolution
Musica e ribelli 1966 1970
Dai Beatles a Woodstock

Milano, Fabbrica del Vapore
Dal 2 dicembre 2017 al 4 aprile 2018
Catalogo: Skira
www.mostrarevolution.it

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